Adriano Leonardo Scapicchi, Francesco Bravi

Programma del concerto

C. Debussy

Prélude à l’après-midi d’un faune (arr.M.Ravel)

I. Stravinsky
Le Sacre du Printemps

Francesco Bravi e Adriano Leonardo Scapicchi suonano regolarmente in duo dal 2018. Nel 2019 hanno eseguito la versione originale per pianoforte a quattro mani della Sagra della Primavera di Stravinsky al Teatro Palladium, per la rassegna concertistica Young Artist Piano Solo Series di Roma Tre Orchestra. Il successo riscontrato dalla loro performance, descritta da Christopher Axworthy come “un formidabile intreccio di grande precisione e complessità ritmica”, li ha portati a essere invitati a esibirsi in molti festival internazionali, come Villa Pennisi in Musica, I Tramonti di Tinia, Villa Borghese Piano Day.
Nel 2023 hanno ottenuto il premio Outstanding Musicians al Concorso Internazionale di Musica Classica Ibla Grand Prize, ricevendo anche una menzione speciale per la loro interpretazione del Prélude à l’après-midi d’un faune di Debussy. A seguito di questo risultato, nel 2024 prenderanno parte a un tour negli USA che li vedrà esibirsi in numerose prestigiose sale, inclusa la Weill Recital Hall della Carnegie Hall.

Gli artisti

Francesco Bravi Pianista molto attivo sia come solista sia nell’ambito della musica da camera, è stato premiato in molti concorsi internazionali e si è esibito in varie sedi italiane ed estere e preso parte a diversi festival internazionali. Musicista dagli ampi interessi, si dedica spesso alla riscoperta di brani raramente programmati e di autori meno conosciuti. In ambito cameristico, oltre a suonare spesso in duo con il pianista Adriano Leonardo Scapicchi e in duo con la violoncellista Ada Guarneri, negli ultimi anni si è esibito nella rassegna Classica Al Tramonto organizzata dall’Istituzione Universitaria dei Concerti, suonando quintetti di Dohnányi e Schubert. Dal 2021 frequenta il corso di musica da camera presso la Scuola Internazionale di Musica Avos Project a Roma. Attualmente svolge un dottorato di ricerca al Royal College of Music di Londra con una borsa di studio offertagli dall’Istituto, concentrandosi sull’attività concertistica e il pensiero eclettico del pianista Friedrich Gulda. Nel 2022 ha presentato la sua ricerca all’Univeristà del Surrey per la sesta Performance Studies Network International Conference. Presso il Royal College of Music, nel 2023 ha ricoperto il ruolo di Graduate Teaching Assistant per il corso di Historical Studies – Musical
Genres.

Adriano Leonardo Scapicchi ottiene nel 2021, con lode e menzione d’onore, il Diploma Accademico di II Livello presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma, nella classe di Alessandra Torchiani. Frequenta i Corsi Avanzati di Pianoforte con Massimo Spada presso la Scuola Internazionale di Musica Avos Project a Roma. Ha preso parte a masterclass tenute da celebri pianisti, come Beatrice Rana, Alessandro Deljavan, Alexander Romanovsky, Benedetto Lupo, Alessio Bax, Stephen Kovacevich e altri. Si esibisce per varie istituzioni e festival internazionali, come l’Istituzione Universitaria dei Concerti, Roma Tre Orchestra, e Villa Pennisi in Musica.
È vincitore di numerosi concorsi nazionali e internazionali. Nel 2023 prende parte come solista ad una tournée negli Stati Uniti d’America, organizzata per i vincitori del concorso Ibla Grand Prize, grazie a cui ha la possibilità di suonare in alcune delle sale da concerto più prestigiose al mondo, tra cui la Sala Weill della Carnegie Hall di New York.
È membro fondatore del Trio Amal con Maddalena Fogacci Celi (Violino) e ad Alice Romano (Violoncello), insieme alle quali vince una borsa di studio per il Master di II livello presso il Conservatorio Arrigo Boito di Parma tenuto dal Trio di Parma. Con il pianista romano Francesco Bravi si esibisce in concerti che vedono protagonista il repertorio per pianoforte a quattro mani. Nel 2022 ha conseguito con lode la Laurea Magistrale in Filosofia presso l’Università “La Sapienza” di Roma.

Musica per il sogno / Musica per il corpo. Il suono delle Avanguardie.

Programma di sala a cura di Valerio Sebastiani

Parigi, alle soglie del 20° secolo, era il frenetico centro culturale in cui nacque il concetto di avanguardia. Per tutto l’Ottocento, a partire dalla data-simbolo del 1830, il Romanticismo aveva posto al centro l’individuo, conservando come tratto caratteristico quello della originalità della creazione artistica eil costante dialogo con il proprio contesto.Per le Avanguardie storiche, contrariamente ai romantici, l’originalità artistica era tale solo se intesa come tabula rasa della tradizione, del passato, come rottura con il proprio contesto, spinta dal bisogno di guardare continuamente avanti. Come scrisse Massimo Bontempelli negli anni Trenta (quando la spinta originaria delle cosiddette Avanguardie storiche si era già esaurita): «Tutte le cosiddette arti d’avanguardia che han caratterizzato il primo quindicennio del secolo, cioè l’immediato anteguerra, sono state il rogo brillante in cui il Romanticismo ha bruciato i suoi ultimi avanzi». Nonostante questa attitudine ‘incendiaria’, gli esponenti delle Avanguardie storiche, erano sostanzialmente animati da un bisogno di rovesciamento di tutto quanto l’arte borghese aveva prodotto finora e spesso, oltre alla creazione del ‘totalmente nuovo’, si addentrarono nella riscoperta delle radici pre-civili, ancestrali, primitive della cultura europea, dove la sensualità della natura si fonde con la sensualità dei corpi, in una nube di misteri ermetici, inafferrabili e, talvolta, violenti e conturbanti. Claude Debussy e Igor’ Stravinskij, entrambi a Parigi tra la fine dell’Ottocento e il 1915, hanno partecipato a questa stagione di crisi e profondo cambiamento, trovando i propri ‘paradisi ancestrali’, dove sperimentare le personali rivoluzioni del linguaggio.

Il Prélude à l’après-midi d’un faune è un poema sinfonico, composto da Debussy tra il 1892 e il 1894, e si ispira all’omonimo poema del simbolista Stéphane Mallarmé,dove un fauno si domanda angosciosamente come riuscire a conservare il ricordo (o forse il sogno) voluttuoso di due ninfe, che aveva vanamente tentato di sedurre; il fauno accenna una melodia al flauto, rendendosi subito contodell’incapacità della musica di rievocare l’esperienza amorosa. La partitura di Debussy comincia ricostruendo esattamente questa melodia ineffabile,affidata in orchestra al flauto solo,che rimarrà statica mentre l’accompagnamento orchestrale progressivamente evolve in nebulose sonorità, in un flusso continuo di lunghe frasi voluttuose,evocanti calde estasiin trepidazione,che si spengono subitamente in brume misteriose.Una musica corporale, liberatoria, in grado di sprigionare una multidimensionalità sensoriale che valse a Debussy l’inaspettato apprezzamento di Mallarmé(«Questa musica prolunga l'emozione della mia poesia e ne definisce l'ambiente più intensamente del colore»).

Anche ilSacre duprintemps prende le mosse da una dimensione corporale, bucolica, ‘primitiva’. Racconta l’autore, Igor’ Stravinskij: «un giorno - in modo assolutamente inatteso, perché il mio spirito era occupato allora in cose del tutto differenti - intravidi nella mia immaginazione lo spettacolo di un grande rito sacro pagano: i vecchi saggi, seduti in cerchio, che osservano la danza fino alla morte di una giovinetta che essi sacrificano per rendersi propizio il dio della primavera».Con una prorompente rivoluzione Stravinskij trasformò questa visione primitiva e pagana, in un vero e proprio scandalo, che cambiò radicalmente le sonorità sinfoniche dell’orchestra dell’Ottocento. I racconti della prima esecuzione, che scatenò una vera e propria rivolta da parte di un nutrito gruppo di ascoltatori, infuriati per le aspre dissonanze, gli accordi martellanti e la coreografia allucinata di Nijinskij, oramai appartengono alla storia. Il Sacre fondava sui miti della Russia pagana la sua nuova concezione di arte popolare: dalle sonorità barbariche, certo, ma estrapolate con violenza iconoclasta dalle melodie tradizionali e folkloriche. In questo si determinò l’allontanamento dalle poetiche Ottocentesche, già avviato da Debussy con le sue sonorità distanti e oniriche: la musica Romantica, che era musica della mente e dello spirito, lasciava il posto a una musica materiale, per il corpo. Il Sacre nacque difatti per la danza, ma fu concepita dal compositore al pianoforte – gli ascoltatori questa sera avranno la fortuna di ascoltare le sonorità come le avrebbe immaginate Stravinskij, con tutti gli esiti più radicali: la melodiaincastonata dai blocchi sonori roboanti di accordi granitici; l’energia del ritmo inglobata da movimenti di danza; le forme musicali strutturate attraverso un andamento più sezionato, geometrico, cubista. Infatti, come il cubismo presupponeva la sovrapposizione e intersecazione delle prospettive, anche Stravinskij (che conobbe a Parigi le opere di Pablo Picasso) applicò questa ‘tecnica pittorica’ alla musica, sovrapponendo accordi distanti tra loro, soppiantando qualunque logica discorsiva della musica, in favore di una concatenazione di blocchi sonori di inaudita potenza.

Libri che suonano: consigli di lettura

Su Igor Stravinskij

Roman Vlad, Stravinskij, il Saggiatore, 2022

Igor Stravinskij e Robert Craft, Ricordi e commenti, Adelphi, 2008

Su Claude Debussy

Enzo Restagno, Claude Debussy. Ovunque lontano dal mondo, il Saggiatore, 2021

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