Giulia Loperfido
Descrizione del Concerto
Giulia Loperfido nasce a Roma nel dicembre del 2000. Inizia a studiare pianoforte all'età di 7 anni e si diploma nel febbraio 2017 a 16 anni appena compiuti con il massimo dei voti e la lode, aggiudicandosi nell'ottobre dello stesso anno il Terzo Premio alla XXXIV edizione del Premio Venezia, riservato ai migliori diplomati, avendo così l'opportunità di esibirsi al Teatro La Fenice. Sin da giovanissima è vincitrice di primi premi in competizioni nazionali importanti sia come solista che nella musica da camera. Nell'estate del 2020 è fondatrice del trio Eidos, formazione stabile con cui in brevissimo tempo si afferma a livello nazionale. È con questa formazione che nel maggio 2023 avviene il suo debutto discografico, con un CD pubblicato in allegato alla rivista Suonare News CD dedicato a Dvořák, Rachmaninov e al compositore contemporaneo Fabio Massimo Capogrosso, progetto realizzato con il sostegno del CIDIM Comitato Nazionale Musica.
Programma
A. Scriabin
Piano Sonata Nr. 3 Op. 23
K. Saariaho
Preludio (prima italiana)
D. Shostakovich
Piano Sonata Nr. 2 Op. 61
Gli Artisti
Stati d'animo: viaggi emotivi per pianoforte
Programma di sala a cura di Valerio Sebastiani
In occasione del concerto di questa domenica abbiamo intervistato la giovane interprete, Giulia Loperfido, che ha rivelato la sua personale visione sulle musiche in programma, che qui descriviamo in un dialogo a due voci.
Secondo un programma redatto dallo stesso Skrjabin, la Terza Sonata, una delle composizioni più apprezzate dell'autore russo, dovrebbe esprimere il passaggio dell'anima attraverso una serie di dimensioni emotive: sofferenza, lotta, piacere. Nel programma musicale redatto in occasione di una sua esecuzione nel 1906 la moglie di Skrjabin riportò queste didascalie ai vari tempi. Nel primo tempo «l'Animo libero e indomito è immerso appassionatamente in un abisso di sofferenza e di lotta»; nel secondo tempo «l'Animo, affaticato dalla sofferenza, trova una tregua illusoria e momentanea nel canto, nei fiori»; nel terzo tempo «l'Animo fluttua in un tenero e malinconico mare di sentimenti, amore, pena, desideri»; nel finale «l'Animo avvelenato si sforza e lotta nella tempesta degli elementi scatenati. Dalle profondità dell'essere la voce dell'Uomo-Dio grida: il canto di vittoria risuona trionfante. Ma è ancora debole. Quando tutto è alla sua portata ripiomba, vinto, in un nuovo abisso del nulla».
Al di là di queste testimonianze forse un po' prosaiche, ma rivelatrici della capacità narrativa del brano, possiamo rinvenire le tracce di questo "racconto interiore" nella partitura stessa che, ci ricorda la stessa Giulia Loperfido è «costellata di aggettivi che aiutano a comprendere quello che l'autore aveva in mente: dolce, doloroso nel terzo movimento, scherzando…». Tracce agogiche ed espressive che supportano un tipo di linguaggio ancorato saldamente al tardo Romanticismo, alla potenza narrativa ed espressiva delle Sonate di Chopin. Tuttavia, l'ascoltatore potrà riconoscere nella Sonata un elemento ricorrente, ossessivo: una figurazione puntata che offre al brano intero un carattere imperioso e tragico e che Skrjabin distribuirà come cellula strutturale lungo tutto il brano.
Il Preludio di Kaija Saariaho crea un palese stacco dalla dimensione emozionale e conturbante della Terza Sonata di Skrjabin per immergere l'ascoltatore in un'atmosfera sospesa. Analizzandolo salta immediatamente all'occhio questo contrasto che si stabilisce tra scale direzionate verso l'alto più lente, che danno un senso spaziale, di respiro, e figure più repentine come trilli e arpeggi, contrasto che crea un effetto di doppio paesaggio sonoro, di multiprospettiva; poi c'è, molto esplicita, questa idea dell'appoggiatura di semitono, molto statica, e delle note ribattute. Ma il carattere dominante di questo brano è quello della sospensione, della stasi – suggerisce infatti Giulia Loperfido «un aggettivo che mi viene subito in mente pensando al Preludio è: ipnotico. In questo brano c'è sempre un brusìo di sottofondo, un mormorio, una sorta di nebbia da cui possono emergere delle linee ascendenti o discendenti».
La Sonata per pianoforte n. 2 in si minore op. 61 è l'ultima sonata per pianoforte scritta da Dmitrij Šostakovič nel 1943 mentre stava lavorando all'opera tratta dal lavoro teatrale di Gogol', I giocatori, rimasta tra l'altro incompiuta. Un lavoro che nei perimetri della forma classica tripartita della Sonata, rivela le sofferenze del compositore sovietico, che al tempo stava fronteggiando con la famiglia l'inedia e il trauma perpetuo prodotto dalla Seconda guerra mondiale. Così Giulia Loperfido: «sicuramente persiste una drammaticità nel senso esistenziale: Šostakovič è l'ennesimo esempio di un compositore in cui opera d'arte e vita sono strettamente intrecciate e non avrebbe senso affrontarle singolarmente. All'interno di questa Sonata troviamo gli elementi strutturali dello Šostakovič che tutti conoscono: il grottesco, la marcia militare falsamente trionfante, l'ironia quasi forzata».
Libri che suonano: consigli di lettura
Su Šostakovič
- * Dmitrij Šostakovič, Trascrivere la vita intera. Lettere 1923-1975, il Saggiatore
Su Aleksandr Skrjabin
- * Roman Vlad, Skrjabin. Tra cielo e inferno, Passigli
Su Kaija Saariaho
- * Paul Griffiths, La musica del Novecento, Einaudi