Auditorium Suoni Oltre Confine
Stagione 2023-2024

Trio Antares

21 Gennaio 2024Ore 18:00

Descrizione del Concerto

Il Trio Antares nasce come ensemble musicale stabile nel 2022 da un'idea di Paolo Andreoli, secondo violino del Quartetto di Cremona e docente di Musica da Camera presso l'Accademia Stauffer di Cremona, con l'intento di esplorare il repertorio della formazione cameristica del Trio con pianoforte. Del progetto fanno parte Cesare Pezzi, apprezzato pianista solista e camerista, docente di Pratica e Lettura Pianistica presso il Conservatorio "Giuseppe Tartini" di Trieste e da Margherita Succio, giovane talento recentemente diplomata MA in Music Performance Classical presso l'Hochschule der Künste Bern nella classe di Antonio Meneses.

Programma

1

F. Schubert

Notturno D 897

2

J. Brahms

Piano Trio nr.1 op.8

Gli Artisti

Visioni notturne e spiriti adolescenziali assennati. Il Romanticismo europeo nella musica da camera

Programma di sala a cura di Valerio Sebastiani

Concepito come movimento destinato originariamente al Trio in si bemolle D. 898 e pubblicato postumo nel 1846 dalla casa editrice di Anton Diabelli con il titolo apocrifo di Nocturne, italianizzato Notturno nelle edizioni successive, questo Adagio scritto da Franz Schubert negli ultimi momenti della sua breve vita, ci accompagna in maniera molto decisa nei recessi più profondi della poetica schubertiana. Nonostante non sia assolutamente frutto della creatività di Schubert, il titolo Notturno si adatta però molto bene all'atmosfera generale di questo brano, attraversato da una forte tensione espressiva e da molte soluzioni formali esplorate da Schubert in brani simili.

Schubert, d'altronde, rimane ancora oggi uno di quegli autori romantici che hanno esplorato, attraverso la propria arte, le dimensioni della notte, spazio del sogno per eccellenza, e le sue eterogenee caratteristiche psicologiche. Nella musica di Schubert lo spazio notturno si apre di fronte all'ascoltatore attraverso diverse prospettive, che si connettono con il milieu del Romanticismo europeo, soprattutto tedesco: dall'atmosfera misterica e quasi sacra di Novalis, alle desolazioni di Hölderlin, dalle suggestioni visionarie delle pitture di Friedrich, alle nostalgie meditative di Chopin. Ma la dimensione onirica della notte non è soltanto discesa nell'inconscio e nelle sue oscure stanze, figure spettrali e rovine diroccate. Nello specifico di questo brano ripudiato e lasciato alla sua unicità, Schubert sembra farci addentrare nella dimensione più ambigua, duplice, bipolare, della notte e delle sue visioni: da una parte una mesta e malinconica contemplazione, dall'altra un adrenalinico slancio eroico.

Il brano segue un andamento bipartito, in cui due diverse figure musicali, con diversi caratteri, si alternano in continuazione, ossessivamente, in un dialogo irrealistico, senza reale comunicazione. La prima idea tematica, placida e sognante, viene espressa dall'unisono di violino e violoncello, mentre l'accompagnamento del pianoforte dipinge dei delicati arpeggi, a determinare una sensazione di tranquilla stasi, di ambigua fissità. Il tema passa poi al pianoforte creando un arco narrativo molto breve, che raggiunge le parti alte della tastiera per poi spegnersi immediatamente.

Il Trio in si maggiore per archi e pianoforte op. 8 di Johannes Brahms pone all'appassionato ascoltatore di musica romantica problemi diversi, legati soprattutto al ripensamento creativo, alla correzione assennata di 'errori di gioventù'. Brahms quando scrisse questo Trio aveva appena ventuno anni ed era stato presentato da Robert Schumann come giovane e promettente esponente delle Neue Bahnen, le nuove vie della musica contemporanea tedesca, con un articolo pubblicato nella propria rivista di critica musicale. Schumann era rimasto colpito da una serie di lavori per pianoforte e di musica vocale che il giovane compositore gli aveva mostrato.

La prima reazione di Brahms all'acclamazione del venerato maestro avrebbe potuto essere sicuramente di euforica soddisfazione, ma che in realtà lasciò ben presto posto all'apprensione. Il Trio in si maggiore per archi e pianoforte op. 8 si presentò infatti come un pezzo di grandi dimensioni che, nella sua versione originale nel 1853, era più lungo di circa un terzo rispetto alla profonda revisione che Brahms operò sorprendentemente trentacinque anni dopo, nel 1889. Anche se le ragioni di questa revisione non sono ancora del tutto chiare, sicuramente non possiamo che gioire del fatto che la splendida melodia intonata dal pianoforte in apertura non fu modificata, conservando così l'alternanza tra il lirismo in forma di inno e i toni un poco cupi tipici del giovane Brahms.

Libri che suonano: consigli di lettura

Su Brahms

  • * Piero De Martini, Johannes Brahms. Autobiografia dell'artista da giovane, il Saggiatore, 2021
  • * Maurizio Giani, Johannes Brahms. La musica della memoria, Orthotes, 2023

Su Franz Schubert

  • * Luca Ciammarughi, Franz Schubert, Curci, 2023
  • * Sergio Sablich, L'altro Schubert, EDT, 2002